• 25 Aprile 2020
  • Notizie
  • by Leandro Bronte
  • 661

È la giornata del ricordo del 75° anno dalla liberazione nazi-fascista.
Una data divenuta simbolica, di liberazione da ogni oppressione.
Se festeggiamo la liberazione dal nazi-fascismo però, è anche per paura di perdere ancora la libertà, o forse perché se cerchiamo la libertà, è proprio perché non siamo sicuri di averla.
Chi afferma di essere libero,si vede che non lo è, infatti se fossimo liberi,non cercheremmo liberazioni.

Per questo la domanda di oggi è:ma noi oggi siamo liberi?
Il Covid 19 è come un nemico invisibile, che ci ha privato della libertà, o ci ha fatto ricordare, che la libertà non è precaria, relativa.
Oggi la commemorazione di questa giornata è più simbolica che mai,non più per la retorica sul fascismo,che era diventata per tanti,più che altro l’occasione per fare delle scampagnate.
Ma il nuovo fascismo si insinua in mille sfumature, emerse da questa pandemia storica,dove la libertà che siamo stati convinti di aver conseguito,sembra non esserci proprio più, tant’è che tutti ci stiamo ponendo la domanda:ma siamo veramente liberi?
Come siamo liberi,se dall’oggi al domani un virus ci ha privato anche della libertà di uscire di casa?della certezza del domani?dei diritti che ritenevano più elementari?
Ci rendiamo conto di essere tutti sotto controllo e che pensavamo di essere nell’era del progresso, ma in un attimo sembriamo tornati al fasci-nazismo, dove il nemico è invisibile e le emergenze giustificano le privazioni delle nostre libertà.

Forse oggi più che mai dovremmo riflettere sulla memoria del passato e sulla realtà del presente,per domandarci cosa è veramente la libertà, e come potremo garantirla alle future generazioni.
Dovremmo renderci conto che questa giornata, non è più una festa, ma è un momento in cui tutti noi dobbiamo rimettere in gioco tutte le convinzioni,su cui ci siamo cullati negli ultimi decenni, e renderci conto, che da oggi in poi questa giornata sarà più che altro una chiamata alle armi,per riconquistare quella libertà, che ancora una volta non sembra più garantita.
Forse oggi dovremmo pensare come i nostri padri e nonni nel periodo post bellico, quando l’ebbrezza di aver scacciato gli oppressori si univa alla consapevolezza, che la libertà esiste nella misura in cui ognuno si rende conto, che essa finisce dove iniziano i diritti dell’altro.
Ma soprattutto dovremmo renderci conto, che da oggi in poi dovremo ricominciare a lottare per quella libertà, perché non ne siamo più padroni.
E combattere non più sul fronte con le armi,ma sbracciandoci tutti, per far diventare questa “guerra” l’occasione per costruire una nuova società, riscoprendo valori di umanità, solidarietà ed anche rispetto dell’ambiente in cui viviamo.
Da ogni crisi può nascere un opportunità,come dalle guerre spesso emergono periodi di rinascimento morale,sociale ed economico.
Ora toccherà ad ognuno di noi fare la propria parte e dare un senso al nostro futuro e soprattutto a quello dei nostri figli.
D.M.