• 9 Marzo 2020
  • Alberi
  • by Leandro Bronte
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Albero i cui frutti, in passato, facevano comunemente parte dell’alimentazione umana. Purtroppo oggi non vengono più consumati comunemente.
I frutti non sono commestibili quando appena raccolti: lo diventano solamente dopo aver subito l'”ammezzimento”, ovvero essere stati insilati nella paglia e aver subito un processo di fermentazione che li rende adatti al consumo. A oggi si possono catalogare, assieme all’Azzaluoro e al Corbezzolo, tra i frutti rari e dimenticati. Il mercato del biologico sta mostrando un elevato interesse verso questi frutti.
I frutti di alcune specie sono stati usati in erboristeria sin dall’antichità, soprattutto per il loro alto contenuto di vitamina C; gli antichi romani che ne andavano ghiotti. È una specie rustica e longeva, che nel nostro Paese si coltiva con molta facilità, a patto che sia sistemata in pieno sole. Molto longeva, può raggiungere i 500 anni di vita. Coltivare il sorbo domestico è molto semplice dato che non ha particolari esigenze, se non quella di esser posto in piena luce per esser certi che riesca a produrre frutta.
Per questa pianta il clima non è un problema, infatti resiste alla siccità quanto al freddo invernale senza problemi.
Anche in fatto di terreno è poco esigente, pur preferendo substrati calcarei, si adatta senza difficoltà purché il suolo sia ben drenato e pronto ad allontanare l’acqua in eccesso.
Per non parlare della gestione della pianta, praticamente azzerata, dato che non soffre particolari patologie o attacchi parassitari.
A maturazione le sorbe presentano una buccia di color rosso-giallo e cadono a terra naturalmente. Eduli dopo l’ammezzimento.
Le sorbole sono sempre state consumate dall’uomo come dagli animali, tanto che una specie di sorbo, la aucuparia, produce uno tra i frutti più ambiti dall’avifauna del nostro Paese.
Da inizio ‘900, le sorbe vengono utilizzate in industria alimentare per estrarre sorbitolo a uso conservante naturale. Oltre al consumo fresco, infatti, possono esser messe a essiccare al sole per essere gustate come fossero prugne, oppure passate per preparare una purea dalle caratteristiche simili a una marmellata.
Cotte e servite nel vino, proprio come facevano ai tempi dell’antica Roma, sono una prelibatezza che in pochissimi hanno provato; altre fonti, invece, suggeriscono che nel passato fossero soliti bollire in acqua le sorbe insieme ad altra frutta secca per preparare una bibita dolce apprezzata dai bambini, e rigenerante. I frutti si possono assumere acerbi (in infusione), come astringenti in caso di disturbi gastrointestinali con associata la dissenteria. Per un maggiore effetto antidiarroico si devono selezionare i frutti più acerbi.
Perché si chiama sorbetto? Perché deriva dalle, che sono perfette per questa preparazione: basta frullare assieme passata di sorbe, zucchero, succo di limone mettere in gelatiera fino al raggiungimento della consistenza desiderata. Le sorbole sono frutti ricchi di composti che migliorano e regolano le funzioni dell’organismo. Sotto il profilo di vista nutrizionale il frutto del sorbo sono una buona fonte di vitamina C e minerali, tra cui il magnesio, calcio, potassio e zinco. I frutti maturi contengono importanti quantità di zuccheri. Tra gli zuccheri, il più importante è il sorbitolo: un composto dal sapore dolce adatto a chi soffre di diabete dato che non concorre all’innalzamento del glucosio nel sangue.
Ai giorni nostri il sorbitolo è molto utilizzato nell’industria alimentare perché, oltre a essere un blando conservante, dona alle pietanze un sapore dolce senza andare a intaccare la salute orale. I sorbitolo, infatti, non riesce a esser metabolizzato dai batteri che sviluppano le carie.