• 29 Giugno 2020
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  • by Leandro Bronte
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L’ultima manifestazione antiproibizionista a Roma è terminata con altre segnalazioni, di attivisti che esibivano lo spinello come una bandiera di liberazione.

Ma siamo sicuri che questo atteggiamento di sfida nei confronti delle istituzioni e delle Leggi porti da qualche parte?

Forse noi con queste dichiarazioni rischieremo le antipatie della maggioranza degli antiproibizionisti della cannabis in Italia,ma sentiamo il dovere morale, di esprimere alcune opinioni.

Ormai sono vari anni che nel nostro piccolo con Rete canapa Sicilia ci impegnano, per trovare un alternativa di risanamento e riconversione industriale per il nostro territorio, ed inevitabilmente ci imbattiamo nella problematica morale,sociale e legale relativamente a questa pianta chiamata canapa da una parte e marijuana dall’altra.

A dire il vero, siamo giunti alla conclusione, che se ancora in Italia non vi è una Legge giusta sulla cannabis, è anche perché i rappresentanti di questa categoria non siamo stati abbastanza determinati e compatti.

Da un certo punto di vista per ottenere un cambiamento di una normativa e di un’aspettativa sociale,paradossalmente bisognerebbe rispettare quella norma.
Socrate accettò di morire e rispettare il Tribunale che lo condannava,non perchè si era pentito,ma per affermare ancora di più le proprie idee,che sono rimaste immortali.
Così come Cristo accettò di morire in croce,senza neanche lamentarsi,ed ancora oggi ne ricordiamo l’insegnamento divino.

Dal mio punto di vista proprio chi chiede la legalizzazione della cannabis innanzitutto come diritto sociale, dovrebbe per primo rispettare la Legge, per poterla cambiare un giorno.
Se io chiedo allo Stato di riconoscere anche solo il mio diritto ad assumere una sostanza,appellandomi ad un principio di libertà e democrazia,allora devo rispettare quello Stato e quelle Leggi che voglio cambiare,altrimenti è come se non le riconoscessi come legittime, e quindi neanche costituzionalmente legittimate a cambiare una norma.

Inoltre dato che la cannabis come le altre droghe sono gestite dalle mafie,anche solo esprimere pubblicamente il consumo, ne rivela un rapporto con la criminalità,a meno che non la si sia coltivata da se,che di nuovo però rivelerebbe un mancato rispetto dello Stato e delle Leggi,ove fosse vietato farlo.

Perciò personalmente ritengo più un atto di protesta non esibire spinelli,piuttosto che fumare davanti le forze dell’ordine, ovviamente da parte di chi come me non trova nulla di male, se un adulto consuma cannabis per usi ludici ma soprattutto per usi medicinali.
Ed infatti io non fumerò mai più uno spinello, finché la Legge non lo consentirà.

Personalmente ho un idea molto chiara sull’argomento consumo cannabis,e sarebbe a dire che anche se sono un consumatore,non devo trasgredire la Legge dello Stato in cui vivo,ma devo esprimere la mia idea di liberalizzazione,se voglio essere credibile.

Tanto per fare un esempio,credo che una persona che vuole o deve consumare cannabis per motivi medicinali, potrebbe farlo in uno Stato in cui è permesso,ma non dovrebbe farlo laddove non è consentito.
Io ad esempio quando vivevo in Spagna ero socio di un social cannabis club, dove potevo andare,allorquando volessi consumare responsabilmente cannabis,ma arrivato in Italia evito,nonostante sia il primo a lottare per la legalizzazione.

Però allo stesso tempo ho un idea molto chiara sul consumo di cannabis per uso ludico ricreativo, e cioè ritengo che bisognerebbe evitare che gli adolescenti ne facciano uso, perché potrebbe danneggiare la crescita psicologico cognitiva,oltre che danneggiare la salute a causa di sostanze tossiche, che vengono aggiunte alla cannabis dalle organizzazioni criminali, per aumentarne la quantità e gli effetti.

Ma sono pienamente convinto, che non è la proibizione che impedisce ai ragazzi di fumare, perché attualmente trovano da fumare e non solo quello in ogni angolo di qualsiasi cittadina.
Credo che una legalizzazione permetterebbe meglio di informare i giovani,che non sono stupidi,sui rischi che corrono.
E come dimostrano le esperienze di Stati dove si è legalizzata questa pianta, i rischi sanitari per gli adolescenti diminuiscono.

Perciò sono favorevole a legalizzare la cannabis ma con un metodo di protesta pacifica basata sul rispetto delle Leggi dello Stato in cui vivo,quindi non esibendo spinelli e tanto meno sovvenzionando il mercato nero.

Ritengo che gli adolescenti non dovrebbero fumare,anche perché sono il primo ad aver vissuto nell’adolescenza problemi a causa delle droghe, che mi hanno segnato la vita.
Ma sono convinto, che non sia la proibizione la strada per aprire gli occhi ai nostri figli.

Credo che un adulto abbia tutto il diritto di usare la cannabis,come si fa per alcol e tabacco,anche per un diritto di libertà, che ogni democrazia dovrebbe garantire.
Ma sono profondamente convinto che la cannabis medicinale, dovrebbe essere riconosciuta dai protocolli sanitari, e se il caso impiegata anche per i bambini, come nei casi di epilessia infantile,tumori,terapia del dolore ed altro.

Infine personalmente sono convinto, che la legalizzazione sarebbe un azione di contrasto alle mafie, a cui si toglierebbe il mercato del traffico di cannabis con un giro d’affari di miliardi di euro.
Infatti se è vero che il 20% della popolazione di tutte le categorie sociali consuma cannabis,allora basterebbe che questi smettessero,per dare un segnale forte sia alle mafie che allo Stato.
La vera protesta sarebbe non fumare più finche non si legalizza,piuttosto che nascondersi come ladri,e sono tante le persone insospettabili che conosco, e fanno uso regolare di cannabis.

Inoltre legalizzare vorrebbe dire ridurre gli enormi costi sanitari, i costi delle forze dell’ordine, che potrebbero occuparsi di altri problemi,i costi delle carceri dove finiscono migliaia di giovanissimi, e quindi i costi per tutti i procedimenti giudiziari, che perseguono giovani consumatori e spacciatori improvvisati.
A tutto questo che avrebbe un ritorno economico gigantesco per le casse dello Stato e per le ricadute occupazionali, si deve aggiungere sempre che questa pianta avrebbe delle applicazioni industriali incalcolabili per le sue mille applicazioni, fino ad oggi represse da Leggi poco chiare, che non stimolano gli imprenditori ad investire in questo settore.
E bisognerebbe considerare, che vi sono anche ricadute ecologiche per le grandi proprietà di sostenibilità della sorella canapa industriale,da sempre confusa con la marjuana e per questo condannata.

E allora legalizziamo questa pianta medicinale per l’uomo e per l’ambiente,e cerchiamo di farle riconoscere la giusta dignità e considerazione che le spetta,senza farci giudicare come degli pseudo rivoluzionari sempre pronti a brandire gli spinelli come spade,piuttosto che appellarsi ad un diritto di libertà costituzionale.

Dott. David Giuseppe Maria Melfa
Presidente Rete canapa Sicilia

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