• 9 Marzo 2020
  • Alberi
  • by Leandro Bronte
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Utilizzato fin dall’antichità per l’alimentazione, simbolo di pace, da esso si usano principalmente i frutti (olive), impiegate per l’estrazione di olio, ma usate anche per l’impiego diretto nell’alimentazione. L’intensa e prolungata attività di selezione degli olivi ha generato in Italia una ricchezza di varietà che non ha eguali nel mondo: sono ben 538 le cultivar italiane coltivate, pari al 40 per cento di tutte quelle conosciute a livello globale;
La coltivazione delle olive va divisa tra: – cultivar “da olio”, con piante che danno frutti caratterizzati da un elevato contenuto in lipidi e da una buona resa in olio, il frutto è di dimensioni medie o piccole. – cultivar “da mensa” invece hanno minor resa in olio ma sono più grandi e vengono vendute per l’uso diretto.
Specie di ulivo:
Biancolilla:
Produce olio dall’aroma fruttato d’oliva, d’intensità leggera o media. All’olfatto dà sensazioni di mandorla verde, meno di frequente di carciofo o pomodoro. Al gusto l’intensità di amaro e piccante è di norma leggera, raramente medio. Frutti maturi producono oli dolci.
Cerasuola:
Dà olio dall’aroma fruttato d’oliva verde di media o alta intensità con sensazioni di erba, cardo e pomodoro quando sono ottenuti da frutti meno maturi, amaro e piccante d’intensità media. Frutti maturi producono oli con note di pomodoro maturo e di timo.
Moresca:
È una delle cultivar a maturazione precoce che di norma produce oli dal fruttato leggero, anche se da frutti poco invaiati, si possono ottenere oli di maggiore intensità olfattiva. Di norma dà oli dolci, con bassa intensità di amaro e piccante. Può dare tenui e gradevoli sentori di mela matura o verde.
Nocellara del Belìce:
Dà oli di elevata intensità olfattivo-gustativa dai frutti poco invaiati con note di cardo o carciofo gradevoli, di rado pomodoro verde, accompagnate da amaro e piccante d’intensità medio-alta.
Nocellara Etnea:
Nelle prime fasi di maturazione produce oli vivaci con sensazioni di cardo o carciofo e, talvolta, di pomodoro verde, mandorla verde e foglia. Il fruttato di oliva va dal medio all’inteso e, altrettanto, il piccante; mentre, l’amaro è un po’ più attenuato. Può dare oli dolci da olive mature.
Ogliarola Messinese:
Frutti non molto maturi possono dare oli con sensazioni di carciofo, pomodoro o erba leggere. Il fruttato d’oliva di norma e di leggero-media intensità. Leggera l’intensità di amaro e piccante, più raramente presenta note più consistenti.
Santagatese:
Gli oli, normalmente, presentano fruttato d’oliva leggero o medio intenso, con sensazioni leggere di mandorla al retro-olfatto. Le sensazioni gustative di dolce, amaro e piccante sono d’intensità medio-leggera e si equivalgono.
Tonda iblea:
Produce sensazioni di fruttato di oliva di media intensità, a volte di elevata intensità. Si contraddistinguono per la netta sensazione olfattiva e retro-olfattiva di pomodoro, normalmente presente, che può essere verde o leggermente maturo. Può dare inoltre sensazioni di mandorla e, nei primi stadi di maturazione, sensazioni di foglia di pomodoro. Sporadicamente si possono percepire l’odore di carciofo o di erba.
Amaro e piccante di solito sono di medio-alta intensità.

Cura dell’ulivo: L’ulivo (Olea europaea) è una pianta che predilige ambienti aridi e teme l’eccessiva umidità. Nonostante ciò per ottenere una buona resa occorre evitare che sia soggetta ad una eccessiva mancanza di acqua all’inizio della stagione vegetativa (primavera), ma soprattutto nei mesi estivi. Una buona soluzione, data la siccità estiva tipica della Sicilia, è quella di irrigare anche solo una volta a settimana; soprattutto durante i primi anni (quando la pianta è giovane).
Concimazione: attraverso stallatico, da impiegare a fine inverno (in modo che le sostanze nutritive siano disponibili in primavera, quando riprenda la fase vegetativa)

Problemi: L’ulivo è vulnerabile ad alcuni parassiti e muffe: prestate attenzione ad eventuali segni di sofferenza per poter intervenire tempestivamente. Le malattie più comuni sono: – la lebbra delle olive: causata da un fungo che attacca i frutti e i giovani rami della pianta, il sintomo principale è rappresentato da estese macchie bruno-nerastre sui frutti. Si previene arieggiamento delle chiome, potature di riequilibrio, in modo particolare su piante già attaccate l’anno precedente, concimazioni equilibrate, disinfezione degli attrezzi usati per le potature nel passaggio da una pianta all’altra, eliminazione dei giovani rametti infetti nel corso delle operazioni di potatura. Si combatte con prodotti ammessi nell’agricoltura biologica, a base di sali rameici e miscele costituite da zolfo e sali rameici. – la rogna dell’ulivo (o tubercolosi), è causata da un batterio e crea delle escrescenze tumorali grandi come una noce nelle parti della pianta già danneggiate. Per evitare il verificarsi di questa batteriosi bisogna ridurre le lesioni alla pianta e, in particolare, conviene contrastare la mosca dell’olivo, che è uno dei principali vettori del batterio.
Altra causa importante di propagazione del batterio sono gli attrezzi da potatura; per questo è importante disinfettare gli attrezzi passando da una pianta all’altra. Si devono usare strumenti bene affilati che praticano tagli netti e puliti, evitando sempre di strappare la corteccia.

Rimedi efficaci sono: la poltiglia bordolese e l’ossicloruro di rame; consentiti in agricoltura biologica, ma avendo comunque una tossicità usare esclusivamente se la pianta viene colpita.
– l’occhio di pavone: colpisce le foglie causando delle caratteristiche macchie circolari.
L’occhio di pavone è attivo in diversi periodi dell’anno. Giacché in estate le alte temperature e in pieno inverno il clima rigido arrestano lo sviluppo del fungo, è in primavera e autunno che la malattia è più presente. Anche in questo caso si usa l’ossicloruro di rame, da irrorare subito dopo la potatura, o dopo il raccolto se le olive non devono essere potate. Anche in questo caso si previene tenendo puliti gli alberi (potatura per non rendere troppo fitti i rami).
Il principale parassita dell’ulivo è la mosca olearia, oltre alla cocciniglia e alla tignola. La mosca olearia depone le uova all’interno delle olive, danneggiandole irreparabilmente. Per combattere parassiti e malattie è importante utilizzare trattamenti antiparassitari e antibatterici alle prime avvisaglie. Per combattere la mosca dell’olivo è possibile utilizzare dei rimedi biologici, che non compromettono in alcun tipo la qualità del raccolto. Tra questi le alternative sono: L’inserimento di specie antagoniste: L’opius concolor è un imenottero in grado di eliminare la mosca dell’olivo in tutte le stagioni dell’anno. La sua efficacia è stato ormai ampiamente dimostrata ed è stato impiegato in diversi programmi di lotta alla mosca dell’olivo.
Il Pnigalio mediterraneus è un parassita molto efficace ma in grado di attaccare soprattutto la generazione estiva: è quindi perfetto intorno alla fine di giugno.
La Prolasioptera berlesiana è un dittero che può tornare particolarmente utile in estate inoltrata (luglio-agosto) perché si nutre delle uova della mosca.
Le proprietà dell’ulivo sono ampiamente note in campo alimentare, ma non sono meno le virtù che questa pianta nasconde; segreti che in un passato nemmeno troppo lontano, la medicina popolare e tradizionale conosceva come le sue tasche. Infatti, l’olio di oliva veniva utilizzato anche come rimedio per lenire i dolori da reumatismi, per la gotta, nella cura delle piaghe, per le scottature e veniva assunto anche come regolatore delle funzioni epatiche. Oltre al frutto, ricordiamo che anche le foglie e la corteccia contengono numerosi principi attivi, alleati della nostra salute, che svolgono un’azione antielmintica (elimina i parassiti intestinali), emolliente e lassativa. Vediamo i molteplici utilizzi in campo fitoterapico.
Gli antichi monaci erboristici, usavano l’infuso di foglie come un vero e proprio antibiotico naturale; una semplice tisana è utile contro infiammazioni, virus, batteri, funghi e al contempo sostiene il sistema immunitario e anche l’apparato cardiovascolare. Questo infuso di foglie di ulivo è energizzante e ricco di antiossidanti, migliora la pressione, indicato per chi ha problematiche di colesterolo e trigliceridi alti. Per prepararlo occorrono 25 grammi di foglie secche, da mettere in un litro d’acqua, già portato ad ebollizione. Si lascia riposare per almeno 15 minuti (nel caso disponessimo di sole foglie fresche, basterà lavarle accuratamente e raddoppiarne il dosaggio – 50g).
Il decotto, in passato era utilizzato come febbrifugo e cicatrizzante. Per prepararlo son sufficienti 20 grammi di foglie, immerse in un litro di acqua fredda, per poi portare ad ebollizione per circa 10 minuti, e lasciare riposare per mezz’oretta; prima di filtrare. Assunte nella dose di una tazzina da caffè, prima dei pasti principali, può diventare un ottimo rimedio per le affezioni catarrali, per la cura della gotta e del reumatismo.
Anche con i fiori dell’ulivo possiamo prenderci cura del nostro benessere, infatti Edward Bach partorì uno dei suoi 38 fiori di bach, e lo consiglia a “coloro che hanno molto sofferto, sia nel corpo che nella mente, e sono così stanchi, così esauriti che sentono di non essere in grado di fare nessuno sforzo, la quotidianità diventa solo una dura fatica priva di piacere”. Olive, così denominato, è consigliato appunto per combattere la stanchezza fisica e mentale, utile in casi di astenia e per coloro che si sentono sfiniti da compiti gravosi o che sentano il bisogno di rigenerarsi. Molto ampio è il suo impiego nei casi di convalescenze post-malattia.